Alberto Trentini, operatore umanitario italiano di 46 anni, ha raccontato nell'intervista a «Che Tempo Che Fa» di domenica 1 febbraio i 423 giorni di detenzione in Venezuela. L'uomo ha descritto condizioni durissime nel carcere El Rodeo di Caracas, dove lo hanno rinchiuso dal 15 novembre 2024 fino al rilascio tra l'11 e il 12 gennaio. Il momento più scioccante: il direttore del carcere gli ha comunicato senza giri di parole che lui e altri detenuti stranieri erano «pedine di scambio».
L'arresto è avvenuto a un posto di blocco mentre Trentini viaggiava tra Caracas e Guasdualito. «Ho mostro il passaporto e mi hanno detto di stare lì», ha spiegato. Il controspionaggio militare si è presentato dopo alcune telefonate, gli ha sequestrato il cellulare e lo ha sottoposto a quattro ore di interrogatorio. Non gli hanno mai formulato accuse formali.
Le condizioni nel carcere
Le celle misuravano due metri per quattro, con una turca che fungeva sia da latrina che da doccia. «Eravamo in due. I cambi non erano mai giustificati, come nessun'altra azione. Venivano, dicevano di vestirti e ti cambiavano di cella», ha raccontato Trentini. L'acqua era disponibile solo due volte al giorno per svuotare la latrina e lavarsi, sempre a orari differenti.
Dopo il primo mese di completo isolamento, finalizzato secondo lui a sottomettere i detenuti, ha avuto accesso a cinque ore d'aria per cinque giorni alla settimana.
La prima telefonata alla famiglia è arrivata solo dopo sei mesi. «Prima della chiamata, i miei pensieri non erano molto lucidi. Pensavo continuamente a come uscire, ci inventavamo teorie che non si sono mai verificate», ha detto. Dopo quella prima telefonata si è tranquillizzato e ha ripreso il controllo delle sue idee.
Interrogatori e tortura psicologica
Lo hanno sottoposto a interrogatori con il poligrafo. «Sono stato per ore ammanettato e incappucciato a una sedia, poi mi hanno portato in una stanza molto calda», ha riferito. Gli hanno fatto dodici domande sul terrorismo e sullo spionaggio, divise in tre gruppi da quattro. Il funzionario faceva di tutto per farlo sbagliare, mentre gli altri borbottavano tra loro per innervosirlo. «Cercavano di giustificare la mia detenzione», ha spiegato.
Lo hanno tenuto per dieci giorni in una stanza con un vetro, senza poter vedere chi lo guardasse. Doveva rimanere seduto su una sedia tutto il giorno, senza parlare, dalle sei del mattino alle nove di sera, con l'aria condizionata al massimo. Nella stanza c'erano 20 persone quando è arrivato, 60 quando lo hanno trasferito a El Rodeo.
La rivelazione: «Pedine di scambio»
«All'inizio non sapevo di essere un ostaggio, poi a gennaio dell'anno scorso, senza giri di parole il direttore del carcere ci ha detto che eravamo pedine di scambio», ha rivelato Trentini. Il direttore ha comunicato la stessa cosa anche ad altri tre detenuti stranieri. L'incertezza è stata devastante: «Ho provato disperazione perché non so per cosa e quando sarei stato scambiato, se la trattativa avrebbe funzionato. Ci illudevamo che si sarebbe concluso tutto rapidamente, ma erano solo nostre illusioni».
Le guardie erano sempre mascherate durante tutta la detenzione. Quando il sistema si accorgeva che alcune fraternizzavano con i detenuti, le faceva ruotare.
Trentini non ha subito violenza fisica, ma gli hanno restituito pochi oggetti personali al rilascio. «Le mie magliette heavy metal tutte però, non gli son piaciute», ha commentato con ironia.
Il rilascio e i piani futuri
Lo hanno rilasciato poco dopo la cattura dell'ex presidente venezuelano Nicolás Maduro da parte degli Stati Uniti, lasciando intravedere un possibile collegamento tra i due eventi.
Ora Trentini intende restare a casa per un po', ma non rinuncia alla cooperazione internazionale: «È un lavoro bellissimo, che mi piace molto».
Ha chiuso l'intervista ringraziando la famiglia, la compagna, il presidente Mattarella, la società civile, le associazioni, i concittadini veneziani e gli amici per la vicinanza dimostrata durante i 423 giorni di prigionia. La madre Armanda Colusso era presente in studio durante la trasmissione condotta da Fabio Fazio.
Nota: Questo articolo è stato creato con l'Intelligenza Artificiale (IA).








