Il Tribunale civile di Genova ha condannato la gestione liquidatoria dell'attuale Asl a pagare oltre 2 milioni di euro a Luciana Peschiera, 72 anni. La donna ha scoperto nel 2019 che l'intervento al cuore che credeva di aver ricevuto nel 1971, a soli 17 anni, non era mai stato eseguito. La cartella clinica dell'epoca è stata dichiarata dal giudice un "clamoroso falso".
Per 54 anni, Luciana Peschiera ha vissuto credendo di essere stata operata con successo per correggere un difetto cardiaco congenito. I medici dell'Ospedale San Martino di Genova le avevano assicurato che l'intervento era riuscito. La donna ha seguito scrupolosamente le terapie e la riabilitazione prescritte, conducendo «praticamente una vita da invalida», come ha spiegato il suo avvocato Riccardo Bernardini.
La scoperta dopo mezzo secolo
La verità è emersa solo nel 2019, quando Peschiera è stata sottoposta a un nuovo intervento per riparare le valvole mitrale e tricuspide. I medici hanno scoperto che non c'era alcun segno di precedenti operazioni cardiache, eccetto una cicatrice esterna. La perizia medico-legale è stata inequivocabile: «La paziente non ha subito nessun intervento cardiaco nel 1971, è stata solo aperta e richiusa (toracotomia) e null'altro».
Nel 2019 la donna aveva già subito due ictus, che avevano ulteriormente compromesso le sue condizioni di salute. Il supposto intervento del 1971, ovviamente, non le aveva mai risolto il problema cardiologico di cui soffriva realmente.
La sentenza del tribunale
Il giudice Pasquale Grasso ha stabilito che il caso non era prescritto, nonostante i 54 anni trascorsi, poiché il danno è stato scoperto solo nel 2019. Nella sentenza, il magistrato ha sottolineato: «Nel 1971 l'ospedale era perfettamente in grado di risolvere la problematica congenita presentata dalla donna, come in tutto il mondo occidentale e con ragionevole certezza nell'Italia del nord».
Il risarcimento iniziale ammontava a circa 900.000 euro, ma con gli interessi supera i 2 milioni di euro. L'avvocato Bernardini ha dichiarato: «Si è positivamente conclusa questa importantissima controversia con un risarcimento nell'ordine di un paio di milioni di euro. [...] Ma soprattutto finalmente è stato dimostrato che l'asserito intervento del 1971 in realtà non era mai stato effettuato e che la cartella clinica, all'uopo redatta nel 1971, era ed è un clamoroso falso».
Luciana Peschiera oggi convive con gravi conseguenze invalidanti derivanti dagli episodi ischemici e richiede assistenza medica continua, fornita dalla figlia infermiera. Il mistero su cosa accadde realmente nel reparto ospedaliero oltre mezzo secolo fa rimane irrisolto.
Nota: Questo articolo è stato creato con l'Intelligenza Artificiale (IA).



