Migliaia di persone hanno manifestato oggi in tutta Italia contro la proposta di modifica dell'articolo 609 bis del Codice penale sulla violenza sessuale. La rete Di.Re., insieme a sindacati, associazioni femministe e gruppi della comunità Lgbtq+, ha organizzato cortei e flash mob con lo slogan «Senza consenso è stupro». Al centro della protesta: l'emendamento Bongiorno che elimina il termine "consenso" dalla norma.
L'emendamento proposto da Giulia Bongiorno, presidente della Commissione Giustizia del Senato, sostituisce il concetto di consenso con quello di "dissenso" e "contro la volontà". I manifestanti temono che questo cambiamento attivi meccanismi pericolosi per le donne. «Anziché affermare il principio che l'autodeterminazione è una scelta frutto di una volontà attiva e consapevole e attuale, si rischia di arrivare al modello "chi tace acconsente"», denunciano nella loro nota.
Un passo indietro dopo 30 anni
La data scelta per le proteste non è casuale. «Dal 1946 al 1996 - si legge nella nota dei manifestanti - la violenza sessuale era definita un reato contro la pubblica morale. Finalmente, grazie al movimento delle donne, il 15 febbraio 1996 viene approvata la legge 66/1996 che inserisce la violenza sessuale contro i crimini alla persona. Ma l'emendamento Bongiorno all'art. 609 bis c.p. attiva meccanismi pericolosi per le donne: viene stralciato il termine consenso e imposto il dissenso, il "contro la Volontà".»
Le organizzatrici sottolineano che la riforma rischia di rendere il processo giudiziario più gravoso per le vittime di abusi. Senza un riferimento esplicito al consenso libero e informato, le donne potrebbero dover dimostrare una resistenza attiva, ignorando le complesse dinamiche della violenza e le reazioni psicologiche delle vittime, come il fenomeno scientificamente riconosciuto del "freezing".
Le voci della protesta
Alice Parma, vice capogruppo del Partito democratico in consiglio regionale, ha evidenziato i rischi della norma: «Senza una norma fondata sul consenso, quelle zone grigie restano. E a pagare sono sempre le donne».
I manifestanti ribadiscono la centralità del consenso nella tutela contro la violenza sessuale. «Il consenso non è un dettaglio linguistico - aggiungono - è fondamentale per la tutela contro la violenza sessuale e va rimesso al centro della legge. Le scelte legislative, culturali e simboliche che si stanno producendo in Italia incidono direttamente sulla possibilità delle donne di essere credute, tutelate e libere. La violenza sessuale non è un equivoco o un malinteso. Senza consenso è stupro, è potere, è controllo, è scelta di violenza».
Mobilitazione in tutta Italia
Le manifestazioni si sono svolte in numerose città. A Lucca, il corteo si è tenuto in Piazza Napoleone dalle 10:30 alle 12:00. A Viareggio, i manifestanti si sono riuniti al Gran Caffè Margherita dalle 11:00 alle 12:30. A Gallicano, la protesta è partita dal Centro Antiviolenza Non Ti Scordar di Te a Ponte di Campia. A Rimini, un flash mob ha avuto luogo in Piazza Tre Martiri alle 11:00.
«Lottiamo - concludono i manifestanti - affinché venga reintrodotto il consenso libero e attuale. Lotteremo per ribadire che senza consenso è stupro».
Nota: Questo articolo è stato creato con l'Intelligenza Artificiale (IA).







