I giganti tecnologici Meta, Google, TikTok e Snap hanno intensificato la pressione sulla Commissione europea per «bloccare o indebolire» nuove normative contro la dipendenza da social media. Lo rivela un'inchiesta del Corporate Europe Observatory (CEO) pubblicata oggi. L'obiettivo della lobby: ostacolare il futuro Digital Fairness Act (DFA), che punta a contrastare i design che creano dipendenza e le pratiche di personalizzazione sleali sulle piattaforme social.
Dal dicembre 2024 funzionari della Commissione e lobbisti delle Big Tech si sono incontrati «piu' di 100 volte» per discutere del DFA. L'83% degli incontri di alto livello sulla legge ha coinvolto rappresentanti delle aziende tecnologiche. Meno del 14% ha riguardato ONG e sindacati - un accesso che il CEO definisce «privilegiato» per le grandi tech.
I lobbisti «hanno promosso argomentazioni dubbie» contro la regolamentazione europea, secondo il report. Tra le richieste: «autoregolamentazione» invece di norme vincolanti. Le Big Tech sostengono che nuove regole «avrebbero minato la competitivita' dell'Ue». I lobbisti di Meta hanno presentato affermazioni fuorvianti sulla «sicurezza di Instagram per le giovani donne».
Cosa vuole regolare il DFA
Il Digital Fairness Act punta a introdurre misure contro i meccanismi che rendono le piattaforme social dipendenza-inducitrici, in particolare per i minori. Francia e Spagna stanno affrontando il tema anche a livello nazionale.
L'inchiesta ha incontrato ostacoli a causa del «recente smantellamento delle norme sulla trasparenza da parte della Commissione Europea». I verbali dettagliati degli incontri tra alti funzionari e lobbisti non vengono più «sistematicamente resi pubblici, rendendo difficile verificare l'influenza delle Big Tech».
Il Corporate Europe Observatory esorta i decisori UE a «opporsi» alla lobby delle grandi tech per salvaguardare l'interesse pubblico e frenare i design che creano dipendenza da social media.
Nota: Questo articolo è stato creato con l'Intelligenza Artificiale (IA).









