Il Ministero della Giustizia ha chiesto all'Associazione nazionale magistrati (Anm) di rendere pubblici i nomi dei finanziatori del "Comitato Giusto dire No", contrario alla riforma della giustizia. Il presidente dell'Anm Cesare Parodi ha respinto la richiesta, invocando l'autonomia del comitato e la privacy dei donatori. La vicenda ha scatenato un'aspra polemica politica in piena campagna referendaria.
Il capo di Gabinetto di via Arenula, Giusi Bartolozzi, ha inviato la missiva a Parodi. Un'interrogazione presentata il 13 gennaio dal deputato di Forza Italia Enrico Costa ha dato origine all'iniziativa, sollevando dubbi su un «potenziale conflitto tra magistrati in servizio iscritti all'Anm e privati sostenitori che finirebbero per praticare una forma di finanziamento indiretto dell'Anm».
Il ministro Nordio ha risposto venerdì scorso all'interrogazione di Costa, riconoscendo l'esistenza di un «potenziale conflitto». Nordio aveva in precedenza paragonato le correnti del Csm a un sistema «para-mafioso», citando dichiarazioni del magistrato Antonino Di Matteo.
La replica dell'Anm
Parodi ha respinto la richiesta con fermezza. Ha spiegato: «Non sono nelle condizioni di rispondere in quanto il Comitato in questione è solo stato promosso dall'Anm, ma è soggetto, anche giuridico, assolutamente autonomo». Il presidente dell'Anm ha aggiunto: «Annoto solo che la richiesta di rendere pubblici dati di privati cittadini, ritengo sia contraria alla salvaguardia della loro privacy».
Il segretario generale dell'Anm ha dichiarato che il comitato ha raccolto contributi da migliaia di cittadini con donazioni volontarie. Parodi ha lanciato una stoccata diretta al ministro e a Costa: «Per scrivere queste righe io stesso sono tornato sul sito, e posso consigliarle dunque di informarne anche il parlamentare interrogante, che ha pensato di disturbarla per una questione che poteva invero rivedere da solo navigando». Sul sito web del comitato «è riportata in modo trasparente ogni cosa, compreso lo Statuto».
Scontro politico
Debora Serracchiani, responsabile Giustizia del Pd, ha definito l'iniziativa del ministero un «segnale che sa tanto di liste di proscrizione». Ha aggiunto che questo «tradisce il nervosismo che si respira nei palazzi del governo». Il Pd ha presentato una nuova interrogazione a Nordio, chiedendo quale sia il presupposto per la richiesta e se costituisca «un'indebita pressione».
I componenti della commissione Giustizia del Senato hanno sollevato dubbi sulla base giuridica della lettera di Bartolozzi. Hanno definito «giuridicamente forzata e politicamente allusiva» la ricostruzione secondo cui le donazioni potrebbero creare un legame che influenza l'imparzialità dei magistrati.
Le reazioni dei magistrati
Antonino Di Matteo ha risposto in queste ore alle citazioni di Nordio. Il magistrato ha dichiarato: «A coloro i quali, in queste ore, cercano di strumentalizzare il mio pensiero, voglio precisare che oggi ho le mani ancora più libere nel denunciare che questa riforma costituzionale invece di risolvere il problema, finisce per aggravarlo, accentuando il rischio di un, sempre più stringente, controllo politico sul Csm e sull'intera magistratura».
Antonio Di Pietro, ex magistrato di Mani Pulite, ha criticato i toni della campagna referendaria. Ha dichiarato a Lapresse: «È uno scandalo [...] che da una parte e dall'altra si faccia ricorso a termini offensivi per sostenere il sì e il no».
La vicenda si inserisce in un turbinìo di accuse incrociate che ha coinvolto anche il procuratore di Napoli Nicola Gratteri nei giorni scorsi.
Nota: Questo articolo è stato creato con l'Intelligenza Artificiale (IA).









