46 anni dopo: due boss mafiosi indagati per l'omicidio di Piersanti Mattarella

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La Procura di Palermo indaga due boss mafiosi per l'omicidio di Piersanti Mattarella del 1980 (Immagine simbolica - Generata da IA) AI Generated Stock Image

L'omicidio di Piersanti Mattarella, presidente della Regione Siciliana ucciso dalla mafia il 6 gennaio 1980, potrebbe finalmente avere i nomi dei suoi esecutori materiali. La Procura di Palermo ha indagato due boss mafiosi, Antonino Madonia e Giuseppe Lucchese, identificandoli come possibili autori del delitto rimasto irrisolto per 46 anni. Entrambi sono già detenuti con condanne all'ergastolo per altri gravi crimini.

Le indagini, riaperte nel 2018, si concentrano ora su un'impronta digitale trovata sulla Fiat 127 bianca usata per la fuga. I ricercatori dell'Università di Palermo stanno analizzando con estrema cautela il piccolo frammento, estremamente fragile. I risultati sono attesi a breve e potrebbero cambiare il corso dell'inchiesta.

Madonia, all'epoca 28enne, è indicato come il probabile tiratore. Lucchese, soprannominato "Lucchiseddu" e considerato un "superkiller" responsabile di numerosi omicidi, avrebbe guidato l'auto della fuga. Fu arrestato nell'aprile 1990 dopo nove anni di latitanza.

Il caso del depistaggio

Le indagini hanno portato anche all'incriminazione di Filippo Piritore, ex funzionario della Squadra mobile di Palermo, per intralcio alla giustizia. Piritore è accusato di aver depistato le indagini riguardo a un guanto marrone lasciato dai killer sulla Fiat 127, mai ritrovato negli atti ufficiali.

La Procura di Palermo ha sottolineato che l'assenza del guanto dai verbali risulta «ancora più sospetta». Piritore si è dichiarato innocente davanti al giudice: «Io entro in uno stato di confusione e ansia. Avrò detto una cosa interpretata male. Mi protesto innocente.»

L'ex magistrato Pietro Grasso, all'epoca sostituto procuratore per il caso Mattarella, ha negato di aver mai ricevuto il guanto, contraddicendo le presunte dichiarazioni di Piritore.

L'omicidio del 6 gennaio 1980

Piersanti Mattarella fu assassinato davanti alla sua abitazione in via della Libertà, a Palermo, poco prima delle 13. Tornava dalla messa dell'Epifania con la moglie Irma Chiazzese, la figlia Maria e la suocera. Un sicario gli sparò cinque-sei colpi con una rivoltella calibro 38, poi altri colpi con una seconda arma dello stesso calibro.

La moglie Irma fu ferita mentre tentava di proteggere il marito. Il figlio Bernardo arrivò sulla scena poco dopo e vide l'auto dei killer allontanarsi. La Fiat 127 fu ritrovata abbandonata circa 700 metri dal luogo del delitto.

Nel 1995, la Corte d'Assise di Palermo condannò all'ergastolo i vertici di Cosa Nostra - Salvatore Riina, Michele Greco, Bernardo Provenzano e Giuseppe Calò - come mandanti dell'omicidio. Ma gli esecutori materiali sono rimasti nell'ombra fino alle indagini attuali.

Un politico contro la mafia

Piersanti Mattarella, democristiano e allievo di Aldo Moro, aveva avviato una battaglia di legalità e rinnovamento dell'amministrazione pubblica siciliana. Come presidente della Regione, si oppose fermamente al sistema di appalti truccati che favoriva Cosa Nostra.

La Corte d'Assise identificò come movente la sua opposizione a un appalto del 1979 per sei scuole, del valore di circa sei miliardi di lire, aggiudicato a imprese collegate a Cosa Nostra. Il tribunale scrisse che «la presa di posizione del Presidente Mattarella per impedire l'aggiudicazione di appalti per sei miliardi di lire a un gruppo di imprese variamente collegate al vertice di Cosa Nostra doveva apparire intollerabile per tutta l'organizzazione».

Mattarella aveva anche richiesto al segretario nazionale della Democrazia Cristiana di commissariare il comitato provinciale di Palermo, per arginare l'influenza di Vito Ciancimino, referente politico dei corleonesi.

Le commemorazioni

Il 6 gennaio 2026, nel 46° anniversario dell'omicidio, si è svolta una cerimonia commemorativa in viale Libertà, a Palermo. Hanno partecipato il figlio Bernardo Mattarella con i nipoti, il prefetto di Palermo Massimo Mariani, il sindaco Roberto Lagalla, il presidente della Regione Renato Schifani e numerose autorità istituzionali.

Quest'anno la commemorazione ha avuto un significato particolare per la recente morte di Maria Mattarella, la figlia presente nell'auto durante l'attentato, deceduta a 62 anni dopo una lunga malattia.

Numerose figure politiche hanno reso omaggio alla memoria di Piersanti Mattarella. Il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi ha scritto su X: «Dopo quarantasei anni la sua figura rappresenta ancora un luminoso esempio di passione civile e impegno politico. I suoi ideali di giustizia e legalità, perseguiti con grande rigore morale, continuano a ispirare tutti coloro che ogni giorno si oppongono alla violenza e alla prevaricazione della criminalità organizzata.»

La senatrice Enza Rando del Pd ha sottolineato: «A quarantasei anni dall'omicidio di Piersanti Mattarella, il nostro Paese ha il dovere morale e civile di continuare a cercare tutta la verità e di affermare fino in fondo la giustizia.»

Il presidente del Senato Ignazio La Russa ha dichiarato: «La sua azione, fondata su rigore, trasparenza e rispetto delle istituzioni, resta un riferimento alto per chi crede in una Sicilia e in una Italia libere dalla criminalità organizzata.»

Le piste intrecciate

Lo storico Miguel Gotor, nel suo saggio "L'Italia nel mirino: Palermo, Ustica, Bologna 1979-1980", ha ricollocato l'omicidio Mattarella in uno scenario "anti-Stato" che intreccia mafia, neofascismo e interessi internazionali.

Gotor ha spiegato al Giornale di Sicilia: «La pista mafiosa e quella neofascista non si escludono ma si integrano. Il principale nuovo indagato della procura di Palermo, con l'accusa di essere l'esecutore materiale del delitto, non è solo un importante boss mafioso ma anche un notorio neo-fascista che nel 1970 è stato condannato per avere messo delle bombe che dovevano accompagnare la realizzazione del golpe dell'Immacolata a Palermo.»

L'analisi conferma i legami strutturali tra Cosa Nostra e neofascismo nello stragismo siciliano, dalla strage di Portella della Ginestra del 1947 fino alla strage di Capaci del 1992.

Nota: Questo articolo è stato creato con l'Intelligenza Artificiale (IA).

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