Chiara Ferragni: richiesti un anno e otto mesi per truffa da 2,2 milioni

upday.com 2 godzin temu
Chiara Ferragni esce dal tribunale di Milano dopo l'udienza del processo per truffa (Immagine simbolica) (Photo by Piero CRUCIATTI / AFP via Getty Images) Getty Images

La procura ha chiesto la condanna di Chiara Ferragni a un anno e otto mesi di reclusione. La procura accusa l'influencer insieme a Fabio Damato e Francesco Cannillo di pubblicità ingannevole legata alla vendita di prodotti che presentavano come benefici. Il processo è iniziato il 23 settembre 2025 ed entra ora nella fase decisiva.

I pubblici ministeri hanno formulato le richieste di condanna il 25 novembre scorso. Per Damato, ex amministratore delegato dell'azienda di Ferragni, chiedono un anno e otto mesi. Per Cannillo, presidente del consiglio di amministrazione di Cerealitalia, un anno. Secondo l'accusa, i tre avrebbero realizzato un profitto ingiusto di circa 2,2 milioni di euro attraverso la vendita di pandori e uova di Pasqua.

La procura sostiene che Ferragni «ha avuto un ruolo preminente» nella realizzazione di una truffa «con grande diffusività». Per questo motivo, secondo i pm, «non merita né le attenuanti generiche né la sospensione della pena».

La difesa di Ferragni

L'influencer ha rilasciato una dichiarazione spontanea in aula. «Tutto quello che abbiamo fatto, lo abbiamo fatto in buona fede, nessuno di noi ha lucrato», ha affermato Ferragni. I suoi avvocati, Giuseppe Iannacone e Marcella Bana, hanno respinto le accuse con forza: «È innocente, non c'è reato».

La difesa sostiene che «non c'è stato alcun dolo, in questa vicenda non ci sono truffati perché non ci sono stati artifici e raggiri come prevede la legge».

Il caso Pandoro e uova di Pasqua

L'inchiesta riguarda la vendita del Pandoro «Pink Christmas Limited Edition Chiara Ferragni» nel Natale 2022 e delle «Uova di Pasqua Chiara Ferragni» nella Pasqua 2021 e 2022. Le aziende presentavano i prodotti come legati a iniziative benefiche a favore dell'Ospedale Regina Margherita di Torino e dell'associazione «Bambini delle Fate».

Gli inquirenti hanno concluso nell'ottobre 2024 che la pubblicità ingannevole condivisa via social media e web ha indotto i consumatori all'acquisto. Secondo le indagini, i clienti credevano di sostenere la beneficenza comprando i prodotti con il marchio Ferragni. Gli investigatori hanno rilevato che mancavano «spiegazioni a chi - attraverso gli stessi canali utilizzati per la promozione del prodotto - avanzava richieste volte a conoscere l'effettiva quota destinata all'iniziativa benefica».

Le aziende hanno aumentato il prezzo dei prodotti per il presunto scopo benefico, ma «nessun legame sussisteva tra la beneficenza e i profitti derivanti dalla vendita dei prodotti», hanno accertato gli inquirenti.

L'origine dell'inchiesta

L'indagine della Procura di Milano è partita nel dicembre 2023 dopo un esposto del Codacons. L'associazione aveva agito sulla base di un articolo della giornalista Selvaggia Lucarelli che sollevava i primi dubbi. Il procuratore aggiunto Eugenio Fusco e il pm Cristian Barilli hanno iscritto Ferragni nel registro degli indagati per truffa aggravata.

La vicenda rappresenta la stagione personale e professionale più buia per l'influencer. Solo tre anni prima, il New York Times la descriveva in prima pagina come la «Kardashian italiana» e «una delle influencer più famose nel mondo».

Nota: Abbiamo creato questo articolo con l'Intelligenza Artificiale (IA).

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