Secondo la stampa italiana, il giudice dell'udienza preliminare di Milano ha condannato 62 imputati a pene fino a 16 anni di carcere nel processo «Hydra». Si tratta di un'indagine su una presunta alleanza tra affiliati di Cosa nostra, 'ndrangheta e camorra in Lombardia per condurre affari criminali. Il tribunale ha riconosciuto l'esistenza di un «sistema mafioso lombardo» e ha ordinato confische per quasi mezzo miliardo di euro.
Il giudice Emanuele Mancini ha letto la sentenza nell'aula bunker del carcere di Opera. Il giudice ha inflitto la pena più alta, 16 anni, a Massimo Rosi, esponente di vertice della 'ndrangheta. Tra le condanne spiccano anche Filippo Crea con 14 anni, Bernardo Pace con 14 anni e Giovanni Abilone con 13 anni e quattro mesi. Complessivamente, le condanne ammontano a cinque secoli di carcere.
Il tribunale ha rinviato a giudizio altri 45 imputati. Nei procedimenti con rito abbreviato, il tribunale ha assolto 18 persone, mentre nove hanno ottenuto il patteggiamento.
Il tribunale ha anche disposto confische per circa 450 milioni di euro legate a crediti IVA fittizi e per altri 10 milioni di euro.
La definizione di «mafiosità immanente»
La pm Alessandra Cerreti ha chiarito nella sua requisitoria che non si tratta di una «supermafia» o di una «mafia nuova». Ha spiegato: «Non è mafia nuova né mafia delocalizzata, ma mafiosità immanente: si tratta di un'associazione mafiosa alla quale aderiscono rappresentanti delle tre mafie sul territorio lombardo, e solo sul territorio lombardo, che hanno deciso di mettersi insieme per fare business, semplicemente questo, autorizzate dalle case madri a spendere il brand criminale di Cosa nostra, della camorra o della 'ndrangheta.»
L'associazione mafiosa contestata non avrebbe la pretesa di raggruppare le tre mafie storiche italiane, ma rappresenterebbe una collaborazione tra esponenti autorizzati dalle loro organizzazioni d'origine. Cerreti ha sottolineato che questi criminali mantengono le loro attività tradizionali come traffico di droga ed estorsioni, ma si inseriscono anche nel mercato milanese con frodi finanziarie, incluse quelle sul Superbonus 110%.
Il contesto milanese
La pm ha fatto un'affermazione forte sul contesto mafioso milanese: «So di fare un'affermazione che può dare fastidio a qualcuno, ma Milano è un contesto mafioso, né più né meno di come può esserlo la Calabria. Fin quando non avremo consapevolezza, non faremo un passo avanti nell'attività di contrasto.»
Le intercettazioni hanno rivelato conversazioni significative tra gli imputati. In una del 24 marzo 2021, Emanuele Gregorini disse: «Tocca trovare una quadra per guadagnare tutti, non creare altri pensieri.» Giuseppe Fidanzati aggiunse: «Qua siamo tutti e tre, siamo tutti insieme, siamo tutti una cosa.»
Collegamenti con Matteo Messina Denaro
L'inchiesta ha documentato presunti collegamenti con il latitante Matteo Messina Denaro, catturato nel gennaio 2023. Secondo la ricostruzione della procura, Antonio Messina avrebbe partecipato a tre summit in Sicilia nel 2021, due dei quali a Campobello di Mazara, a cento metri dal nascondiglio del boss.
La genesi di questa associazione mafiosa risale ai processi milanesi «Wall Street» e «Countdown» degli anni Novanta, che già menzionavano un «consorzio lombardo». Questo concetto è stato anche evocato nella sentenza «Gotha» del 2021 a Reggio Calabria.
Il tribunale ha riconosciuto le parti civili, tra cui il Comune di Milano, il Comune di Varese, la Regione Lombardia e le associazioni Libera e WikiMafia. Ha ordinato provvisionali di 10.000 euro per ciascuna parte civile, immediatamente esecutive.
Nota: Questo articolo è stato creato con l'Intelligenza Artificiale (IA).


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