I dazi statunitensi del 15% sui prodotti italiani minacciano perdite superiori al miliardo di euro per le eccellenze del Made in Italy. Le stime di Coldiretti e Filiera Italia evidenziano rischi particolarmente gravi per vino, olio extravergine di oliva e pasta.
Gli Stati Uniti rappresentano il principale mercato extra-europeo per il cibo italiano, con un valore di quasi 8 miliardi di euro raggiunto nel 2024. Il legame con l'America risulta cruciale non solo per la dimensione economica, ma anche come vetrina mondiale per i prodotti nazionali.
Dati economici allarmanti
Il settore vinicolo, prima voce dell'agroalimentare italiano negli USA, rischia dazi per 290 milioni di euro. L'olio extravergine di oliva subirebbe un aggravio di oltre 140 milioni, mentre la pasta vedrebbe un incremento di quasi 74 milioni di euro.
I primi effetti della politica tariffaria di Donald Trump si manifestano già nei dati di giugno 2025. L'export agroalimentare italiano negli Stati Uniti ha registrato un calo del 2,9%, segnando il primo segno negativo da settembre 2023.
La tendenza negativa si è accentuata progressivamente: da una crescita dell'11% a inizio anno, si è passati al +1,3% di aprile, +0,4% di maggio, fino al -2,9% di giugno.
Conseguenze competitive
Il rischio concreto riguarda la perdita progressiva di quote di mercato a vantaggio di concorrenti internazionali. Produttori di vino di Spagna e Cile, insieme agli esportatori di olio di Grecia e Marocco, potrebbero consolidare la presenza sul mercato americano a scapito dell'Italia.
Le conseguenze si estendono all'intera filiera agroalimentare, coinvolgendo agricoltori, trasformatori, distributori e logistica. Ogni euro perso in esportazioni significa minori entrate per centinaia di migliaia di lavoratori nelle aree rurali e nei distretti specializzati.
Le organizzazioni di categoria richiedono due tipologie di intervento governativo: misure di sostegno attraverso crediti d'imposta e agevolazioni, oltre a maggiore fermezza della Commissione europea nei negoziati con Washington per riequilibrare rapporti commerciali oggi sbilanciati.
Fonti utilizzate: "AGI", "Il Corriere della Sera", "QuiFinanza"
Nota: Questo articolo è stato modificato con l'aiuto dell'Intelligenza Artificiale.