Per la prima volta in tre anni, il diesel costa più della benzina in Italia. L'inversione dei prezzi è scattata dal 1° gennaio 2026 a seguito della riorganizzazione delle accise decisa dal governo, che ha allineato la tassazione sui due carburanti eliminando il vantaggio fiscale di cui il gasolio beneficiava da decenni.
I dati del Ministero delle Imprese e del Made in Italy registrano il 5 gennaio un prezzo medio nazionale di 1,666 euro al litro per il diesel, contro 1,650 euro per la benzina in modalità self-service. L'ultima volta che il diesel era risultato più costoso risale al 9 febbraio 2023, durante la fase più acuta della crisi energetica innescata dall'invasione russa dell'Ucraina. La benzina ha invece raggiunto il livello più basso dal 2021.
Le nuove accise
Il riassetto fiscale ha portato l'accisa su entrambi i carburanti a 67,26 centesimi al litro. Per la benzina questo ha significato una riduzione di 4,05 centesimi al litro, mentre per il diesel un aumento equivalente. La misura è stata adottata per rispondere a una disposizione dell'Unione Europea, che considerava la precedente tassazione ridotta sul diesel un «sussidio dannoso dell'ambiente».
Con questa riforma, l'Italia ha ora l'accisa sul diesel più alta d'Europa. Per la benzina, invece, la posizione italiana è scesa dal terzo all'ottavo posto nella classifica europea, collocandosi dietro Francia e Irlanda ma davanti alla Germania. Il governo prevede di incassare circa 600 milioni di euro nel 2026 e circa tre miliardi nei prossimi quattro anni.
L'impatto dei biocarburanti
A partire dal 1° gennaio è aumentata anche la quota obbligatoria di miscelazione dei biocarburanti, passata dall'11,7% al 12,6%. Questo incremento ha determinato un rialzo dei costi di 1,5-2 centesimi al litro, come riportato da Staffetta Quotidiana. Gianni Murano, presidente di Unem, ha spiegato che l'obbligo deriva dalla direttiva RED III, «che nel tempo ha portato a una significativa penetrazione dei biocarburanti nei combustibili tradizionali. La direttiva RED III prevede un target del 29% di quota di energie rinnovabili nei trasporti entro il 2030».
I biocarburanti sono considerati meno inquinanti perché «determinano nel loro ciclo di vita un taglio della CO2, rispetto al corrispondente prodotto fossile, variabile in funzione della materia prima utilizzata che va da un minimo del 40% a oltre l'80% per i biocarburanti avanzati», come precisato dall'Unem.
Reazioni e speculazioni
L'Unione Nazionale Consumatori ha rilevato che il riallineamento delle accise, a differenza di precedenti interventi fiscali, non ha innescato fenomeni speculativi diffusi. Massimiliano Dona ha segnalato solo effetti contenuti in Lazio, Sicilia, Puglia e Toscana. L'associazione ha osservato che in Umbria la situazione si è normalizzata «forse anche grazie alla nostra denuncia».
L'Assoutenti ha invece chiesto al governo di mobilitare il "Mister Prezzi" per garantire la corretta applicazione del riallineamento, richiamando i problemi verificatisi il 15 maggio scorso quando un taglio di 1,5 centesimi sull'accisa della benzina non si era tradotto in riduzioni proporzionali alla pompa.
Il Mimit ha dichiarato che le sue azioni di monitoraggio e controllo hanno «contribuito a evitare distorsioni di mercato, smentendo le previsioni secondo cui il riallineamento delle accise avrebbe determinato un aumento del prezzo della benzina nonostante la riduzione fiscale prevista. In questa direzione, la collaborazione della rete distributiva si e' dimostrata fondamentale, garantendo una corretta e graduale applicazione della misura». Il ministero ha confermato l'impegno a «monitorare l'andamento dei prezzi, segnalando con cadenza settimanale alla Guardia di Finanza eventuali anomalie, a tutela della trasparenza e della correttezza del mercato».
Nota: Questo articolo è stato creato con l'Intelligenza Artificiale (IA).





