Stefania Craxi, la presidente della commissione Esteri e Difesa del Senato, ha lanciato un duro monito sulla situazione in Iran. L'11 gennaio ha denunciato una «repressione brutale e incontestabile» del regime contro i manifestanti pacifici, chiedendo al mondo libero di non voltarsi dall'altra parte.
La senatrice di Forza Italia ha descritto l'uso sistematico di armi da fuoco, pallini metallici e pestaggi da parte delle forze di sicurezza guidate dai Guardiani della Rivoluzione. «In Iran è in corso una repressione brutale e incontestabile», ha dichiarato Craxi all'agenzia AGI. Le vittime sono decine, tra cui donne e minorenni. Il regime ha annunciato il ricorso alla pena di morte per sedare quella che la senatrice definisce «una vera e propria rivoluzione».
Il governo iraniano ha imposto un quasi totale blackout di internet e telefonia per impedire che il mondo documenti le violenze. Le organizzazioni indipendenti segnalano un bilancio drammatico. «Di fronte a questo quadro drammatico, la comunità internazionale non può continuare a rifugiarsi nell'immobilismo», ha avvertito Craxi.
L'impasse delle Nazioni Unite
La presidente della commissione Esteri ha puntato il dito contro la paralisi del Consiglio di Sicurezza dell'ONU. Il diritto di veto di potenze come Russia e Cina rende le Nazioni Unite «incapaci di reagire a violazioni così gravi e così evidenti». Questa impotenza condanna i popoli oppressi «a una solitudine inaccettabile».
Craxi ha lanciato un appello agli Stati democratici: se le istituzioni multilaterali restano bloccate, hanno il dovere di costruire strumenti alternativi. L'obiettivo deve essere proteggere i civili, chiedere il rispetto dei diritti umani primari e impedire che l'impunità diventi la regola. «Il popolo iraniano chiede un'esistenza dignitosa e libertà. Il mondo libero non può voltarsi dall'altra parte», ha concluso la senatrice.
Nota: Questo articolo è stato creato con l'Intelligenza Artificiale (IA).



