Il drammaturgo e sceneggiatore britannico Tom Stoppard è morto all'età di 88 anni nella sua casa di Dorset, nel sud dell'Inghilterra. L'artista, vincitore dell'Oscar e del Golden Globe per la sceneggiatura di "Shakespeare in Love" nel 1998, si è spento pacificamente circondato dalla famiglia, come ha confermato la sua agenzia United Agents.
La notizia ha scosso il mondo culturale internazionale. I teatri del West End londinese renderanno omaggio al maestro abbassando le luci per due minuti alle 19:00 di martedì. Anche Sir Mick Jagger, cantante dei Rolling Stones, gli ha dedicato un tributo sui social media, definendolo il suo «drammaturgo preferito» e descrivendo la sua opera come «un corpus maestoso, intellettuale e divertente».
Una carriera rivoluzionaria durata sei decenni
La fama di Stoppard esplose nel 1966 con la commedia teatrale "Rosencrantz e Guildenstern sono morti", debuttata al Festival di Edimburgo prima di approdare al National Theatre e poi a Broadway. L'opera, che reinterpretava l'Amleto di Shakespeare attraverso due personaggi secondari, segnò l'inizio di una straordinaria carriera caratterizzata da ingegno linguistico, humor raffinato e profondità filosofica.
Seguirono opere fondamentali come "Travesties" (1974), "The Real Thing" (1982), "Arcadia" (1993), "The Coast of Utopia" (2002), "Rock'n'Roll" (2006) e "Leopoldstadt" (2020). Quest'ultima, ispirata alla storia della sua famiglia ebrea viennese, rappresentò un ritorno toccante alle sue radici. Nel corso della carriera Stoppard vinse cinque Tony Awards.
Dal teatro al cinema: l'Oscar per "Shakespeare in Love"
La versatilità di Stoppard si manifestò anche nel cinema. Collaborò con registi del calibro di Terry Gilliam per "Brazil" (1985) e Steven Spielberg per "L'Impero del Sole" (1987). Il culmine arrivò nel 1998 con "Shakespeare in Love", per cui vinse l'Oscar e il Golden Globe per la migliore sceneggiatura non originale.
Nel 1990 diresse lui stesso l'adattamento cinematografico di "Rosencrantz e Guildenstern sono morti", vincendo il Leone d'Oro al Festival di Venezia.
Dalla fuga dal nazismo alla consacrazione britannica
Nato come Tomás Sträussler a Zlín, in Cecoslovacchia, nel 1937, Stoppard visse un'infanzia segnata dalla Storia. La sua famiglia ebrea fuggì dall'invasione nazista, prima a Singapore e poi in India, dove il padre morì durante l'esodo. Nel 1946 la famiglia si stabilì in Gran Bretagna, dove la madre sposò l'ufficiale inglese Kenneth Stoppard, dal quale Tom prese il cognome.
Iniziò a lavorare a 17 anni come giornalista e critico teatrale, un'esperienza che affinò la sua sensibilità linguistica. La Regina Elisabetta II lo nominò Cavaliere nel 1997 per i servizi resi alla letteratura. Fu sposato tre volte e lascia quattro figli, tra cui l'attore Ed Stoppard, e numerosi nipoti.
L'impegno per i diritti umani
Negli anni Settanta Stoppard si distinse per il suo attivismo. Come membro di Amnesty International, visitò la Cecoslovacchia e l'Unione Sovietica, incontrando dissidenti come Václav Havel e Vladimir Bukovsky. Scrisse articoli per riviste internazionali denunciando gli abusi politici e culturali dei regimi comunisti.
Molte delle sue opere esplorano temi di libertà e responsabilità morale, riflettendo il suo profondo impegno civile. I suoi personaggi affrontano dilemmi morali, esilio, perdita e il senso dell'esistenza, bilanciando leggerezza e riflessione.
Un'eredità immortale
United Agents ha dichiarato: «Lo ricorderemo per le sue opere, per la loro brillantezza e umanità, per il suo spirito arguto e irriverente, per la generosità d'animo e il profondo amore per la lingua inglese.» Sir Mick Jagger ha aggiunto: «Mi mancherà sempre.»
La biografa Hermione Lee ha definito il segreto delle sue opere nella capacità di combinare linguaggio, conoscenza e sentimento, rendendole uniche e immortali. La sua eredità culturale e artistica continuerà a ispirare generazioni di drammaturghi e spettatori in tutto il mondo.
Nota: Questo articolo è stato creato con l'Intelligenza Artificiale (IA).









