La Polizia di Stato ha arrestato Marin Jelenic, il 36enne croato accusato dell'omicidio del capotreno Alessandro Ambrosio. Il fermo è avvenuto la sera del 6 gennaio a Desenzano del Garda, davanti alla stazione ferroviaria, ponendo fine a una caccia all'uomo durata poco più di 27 ore. L'arresto segna la conclusione di un caso che ha scosso il mondo ferroviario italiano e sollevato interrogativi sulla sicurezza nelle stazioni.
Jelenic si trovava in stato confusionale quando gli agenti del commissariato di Desenzano lo hanno identificato attraverso il sistema di comparazione delle impronte digitali, essendo privo di documenti. Non ha opposto resistenza. Secondo le ricostruzioni, potrebbe essere arrivato a Desenzano in autobus dopo aver attraversato la Lombardia.
Il 36enne croato, senza fissa dimora e senza legami sul territorio italiano, era già noto alla Polizia Ferroviaria per precedenti legati al porto di armi da taglio. Dal 2019 era stato identificato più volte in contesti ferroviari in tutto il Nord Italia, tanto da essere considerato "l'uomo delle stazioni".
Il delitto alla stazione di Bologna
Alessandro Ambrosio, 34 anni, capotreno di Trenitalia addetto al controllo sui convogli Intercity, è stato trovato agonizzante lunedì 5 gennaio intorno alle 18:30. Il suo corpo giaceva in una pozza di sangue nel parcheggio riservato ai dipendenti del Piazzale Ovest della stazione di Bologna, lungo viale Pietramellara.
L'aggressione è avvenuta in un'area isolata e poco illuminata. Le telecamere di sorveglianza hanno registrato Jelenic mentre seguiva la vittima per diversi minuti, apparentemente senza motivo. Ambrosio, che non era in servizio quel giorno, stava raggiungendo la sua auto quando è stato attaccato alle spalle. Una prima coltellata da dietro, poi un secondo colpo all'addome quando probabilmente era già a terra. Il giovane capotreno è morto per arresto cardiaco.
Un collega di Italo ha scoperto il corpo e allertato la Polizia Ferroviaria. Il magistrato Michele Martorelli ha coordinato le indagini da subito, con la Squadra Mobile e la Polizia Scientifica che hanno analizzato le immagini delle telecamere per identificare l'aggressore.
L'errore fatale di Fiorenzuola
Dopo il delitto, Jelenic è salito su un treno regionale diretto a Milano. A bordo ha tenuto comportamenti molesti e aggressivi verso i passeggeri e il personale ferroviario, costringendo il capotreno a chiamare le forze dell'ordine.
Poco prima delle 20:00 del 5 gennaio è stato fatto scendere a Fiorenzuola, nel Piacentino. I Carabinieri lo hanno identificato e poi rilasciato. Il motivo: l'avviso di ricerca per l'omicidio non era ancora stato diramato. Un buco temporale di poche ore che ha permesso al sospetto assassino di continuare la fuga.
Dalle telecamere della stazione di Milano Centrale risulta che Jelenic sia arrivato nel capoluogo lombardo in tarda serata del 5 gennaio. È stato avvistato intorno alle 22:40 in Piazza Duca d'Aosta e verso mezzanotte nella periferia nord di Milano, sul tram della linea 4. Secondo alcune fonti, potrebbe aver trascorso la notte in un centro per senzatetto nella zona di Niguarda.
Chi era Alessandro Ambrosio
Alessandro Ambrosio viveva ad Anzola dell'Emilia, nel Bolognese. Laureato in Statistica, era figlio unico e grande appassionato di musica. Suonava la chitarra con il Centro Culturale Anzolese.
Il padre Luigi Ambrosio, ferroviere da poco in pensione, ha espresso il suo dolore al Tg1: «Mio figlio non aveva nemici non aveva litigato con nessuno, questo è un delitto inspiegabile. Mai fatto del male a una mosca, mio figlio: io non so cosa sia successo, ancora non l'abbiamo visto. Lui faceva il suo servizio tranquillo, poi veniva a casa, usciva. Io con mio figlio, poi, avevo un rapporto ottimo.»
Gli amici del Centro Culturale Anzolese hanno pubblicato un commovente ricordo sulla pagina Facebook: «Completamente irrazionale pensare che una vita possa spegnersi così [...] una vita di un ragazzo, di un uomo vissuta con estrema gentilezza, di una educazione fuori dal comune, ma soprattutto con goliardia e ironia.»
Sciopero e richieste di sicurezza
Sei sindacati ferroviari dell'Emilia-Romagna (Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti, Ugl Ferrovieri, Fast Confsal e Orsa Af) hanno proclamato uno sciopero regionale di otto ore, dalle 9 alle 17, per protestare contro le condizioni di sicurezza. I sindacati hanno parlato di «grave pregiudizio e pericolo per la sicurezza della salute di lavoratrici e lavoratori delle attività ferroviarie», citando le «ripetute segnalazioni delle aree e degli scali ferroviari come aree fortemente critiche».
Il vicepremier e ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini ha espresso «affettuosa solidarietà alla famiglia della vittima e ai suoi colleghi», confermando «la propria determinazione per portare a 1.500 le donne e gli uomini in divisa di Fs Security per vigilare su treni e stazioni».
Il Siulp di Bologna ha sottolineato la rapidità delle indagini. Il segretario provinciale Pasquale Palma ha dichiarato: «L'arresto dell'autore di questo efferato delitto è un segnale chiaro e inequivocabile: la Polizia di Stato c'è e risponde. [...] Questo risultato è frutto di un lavoro encomiabile, spesso svolto in condizioni di carenza di organici e risorse, ma sempre con dedizione e coraggio.»
Il movente dell'omicidio rimane ancora sconosciuto agli investigatori. Quando è stato fermato, Jelenic ha detto agli agenti: «So di essere ricercato ma non so per cosa.»
Nota: Questo articolo è stato creato con l'Intelligenza Artificiale (IA).



