Una catastrofe ambientale ha colpito la Sicilia con una frana a Niscemi e un ciclone. L'emergenza si trasforma in scontro politico: l'opposizione attacca duramente il governo. Il centrosinistra, i Cinquestelle, il Pd e Italia Viva chiedono le dimissioni del ministro per la Protezione Civile Nello Musumeci e un intervento urgente in Parlamento della premier Giorgia Meloni, previsto per il 4 febbraio.
Al centro del dibattito la questione dei fondi destinati al Ponte sullo Stretto di Messina, che l'opposizione vorrebbe dirottare sull'emergenza.
Angelo Bonelli ha attaccato frontalmente il ministro: «L'unica cosa che Musumeci può fare è dimettersi. È politicamente responsabile di quanto accaduto in Sicilia e la sua permanenza al governo è ormai insostenibile».
Il presidente dei senatori del Pd Francesco Boccia ha sollevato la questione dei fondi per il Ponte, mentre Carlo Calenda ha proposto un'amministrazione speciale per la Regione Sicilia.
Musumeci ha respinto le critiche intervenendo su Sky Tg24. Il ministro ha chiarito che «le risorse per il Ponte sullo Stretto non saranno utilizzate per l'emergenza perché il denaro c'è». Ha aggiunto: «Ma in questo momento l'esigenza non c'è. Lasciamolo fare al bar davanti a un buon caffè questo discorso del benaltrismo che non appartiene alla politica seria e alle cose serie come quelle che stiamo trattando in questo momento».
La difesa del Ponte
La maggioranza ha fatto fronte comune contro l'ipotesi di tagliare i fondi per il Ponte. Antonio Tajani di Forza Italia ha dichiarato: «Nessuna ipotesi di taglio dei fondi». Il portavoce del partito Raffaele Nevi e il sottosegretario alle Infrastrutture Tullio Ferrante hanno sostenuto la stessa linea.
Matteo Salvini ha difeso l'opera: «Sono fondi per investimenti, le cose bisogna conoscerle. Non si capisce perché i siciliani dovrebbero avere i problemi e non avere neanche il ponte. Bloccare i cantieri, oggi circa 30 miliardi di lavori aperti nell'isola, significherebbe fermare lo sviluppo senza risolvere l'emergenza».
Il progetto del Ponte vale circa 30 miliardi di opere aperte, con la Banca europea per gli investimenti pronta ad attivare linee di credito se necessario.
Critiche alla risposta di Meloni
La premier Meloni è stata criticata per la gestione dell'emergenza siciliana. Il governo ha stanziato 33 milioni di euro, ritenuti insufficienti per danni che la Protezione Civile stima superiori a quelli del Vajont. La visita di Meloni in Sicilia è arrivata in ritardo, dopo quella di Elly Schlein, ed è stata caratterizzata da una permanenza in luoghi protetti con scarsa empatia verso la popolazione.
Il contrasto con la risposta alle alluvioni in Emilia-Romagna di tre anni fa è netto. In quell'occasione Meloni aveva lasciato il G7 in Giappone dichiarando: «La coscienza mi impone di tornare». Aveva visitato le aree colpite, tenuto una diretta con l'allora governatore Stefano Bonaccini e promesso tutti i fondi necessari.
La situazione in Sicilia è aggravata da problemi di corruzione. Un commissario in Sicilia è stato arrestato per corruzione, mentre il presidente dell'ARS è sotto inchiesta. Il partito della premier è commissariato nella Regione, descritta come un territorio fragile dopo decenni di incuria.
Il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani ha criticato le «speculazioni politiche», mentre Maurizio Lupi, presidente di Noi Moderati, ha affermato: «Servono risorse, non polemiche». Il ministero della Difesa ha dispiegato personale dell'Esercito a Niscemi per garantire la viabilità. Guido Crosetto ha commentato: «Anche questo è Difesa, al servizio del Paese nelle emergenze».
Nota: Questo articolo è stato creato con l'Intelligenza Artificiale (IA).












