Documenti della CIA pubblicati oggi da Maurizio Caprara su "7", il settimanale del Corriere della Sera, rivelano una svolta storica: nell'estate del 1976, i servizi segreti americani raccomandarono al Presidente degli Stati Uniti di non isolare i comunisti italiani dal potere. Una posizione che contrasta fortemente con la narrativa ancora oggi diffusa sul ruolo della CIA in quegli anni.
La raccomandazione arrivò da Washington in un momento cruciale per l'Italia. Il Partito Comunista Italiano era elettoralmente molto forte, mentre l'economia italiana arrancava. Il giudizio della CIA sulla gestione delle finanze e delle attività produttive del Paese era negativo e preoccupato.
La posizione della CIA
I documenti mostrano come l'intelligence americana considerasse la leadership comunista "preziosa" per ricostruire la gestione delle finanze e della produzione italiane. Una valutazione sorprendente, considerando che la CIA era all'epoca ampiamente accusata dalla sinistra di orchestrare colpi di stato e complotti dal Sudamerica al Vietnam.
La raccomandazione si poneva in netto contrasto con il cosiddetto "Fattore K" - la politica di esclusione rigida e assoluta dei comunisti dal potere in Italia. Per l'agenzia di intelligence, il PCI rappresentava invece un potenziale fattore di stabilizzazione per il Paese.
Un cambio di prospettiva
Le rivelazioni pubblicate cinquant'anni dopo gli eventi del 1976 rappresentano una sorta di punto di svolta nella comprensione di quel periodo. La sede del PCI a Botteghe Oscure, vista da Washington come possibile alleato nella gestione della crisi economica italiana, assumeva così un ruolo molto diverso da quello raccontato dalla narrativa ufficiale.
Nota: Questo articolo è stato creato con l'Intelligenza Artificiale (IA).





