Una frattura eruttiva sull'Etna, nella Valle del Bove, produce un flusso lavico che ha raggiunto 1.420 metri di altezza dal 2 gennaio. Il fronte più avanzato si trova a circa cinque chilometri dal centro abitato più vicino, Fornazzo. La Protezione Civile non rileva rischi diretti per le zone abitate o le infrastrutture, ma esprime preoccupazione per il massiccio afflusso di turisti e curiosi verso il vulcano.
L'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia spiega che il campo lavico, esteso per circa 2,8 chilometri, riceve ancora alimentazione nonostante un tasso effusivo debole. Il fronte della colata si trova a est del rilievo di Rocca Musarra.
Nelle prime ore della mattina gli esperti hanno osservato anche una debole attività stromboliana con emissioni di cenere dal cratere Voragine.
Accesso al vulcano regolamentato
Il Comune di Milo ha consultato il capo del Dipartimento della Protezione Civile regionale e ha adottato un'ordinanza per regolamentare e interdire l'accesso dalla strada Pietracannone, una diramazione della Strada provinciale Mareneve.
Le autorità consentono l'accesso solo a gruppi non superiori a dieci persone, esclusivamente accompagnati da guide vulcanologiche abilitate, dotate di attrezzatura tecnica idonea e sistemi di radiocomunicazione.
La Protezione Civile ha invitato i sindaci di Zafferana e Bronte ad adottare provvedimenti simili.
La bassa pendenza del terreno che la lava attualmente attraversa vicino a Fornazzo rappresenta un fattore favorevole, mentre le autorità continuano a monitorare l'evoluzione del fenomeno eruttivo.
Nota: Questo articolo è stato creato con l'Intelligenza Artificiale (IA).





