Le Procure italiane hanno avviato indagini sui gestori dei siti web che pubblicavano foto rubate di donne senza consenso. Le autorità stanno identificando anche gli utenti responsabili dei commenti offensivi lasciati sulle piattaforme.
Le vittime includono attrici, politiche e cittadine private le cui immagini intime sono state sottratte e diffuse illegalmente. Come riporta La Repubblica, il fenomeno ha coinvolto personalità di alto profilo e persone comuni in una violazione massiva della privacy.
Chiusura del gruppo Facebook
Meta ha chiuso il gruppo «Mia moglie» per violazione delle politiche contro lo sfruttamento sessuale. Secondo La Nazione, la piattaforma contava oltre 30.000 membri ed era attiva dal 2019.
La Polizia Postale sta conducendo accertamenti per identificare amministratori e partecipanti attivi. Alcuni contenuti sarebbero stati cancellati quando gli utenti hanno «fiutato il pericolo», come riporta La Nazione, suggerendo consapevolezza dell'illegalità.
Azioni legali e risposta istituzionale
Come riportano TG24 Sky e La Repubblica, è in corso una class action contro Facebook e Meta per la gestione inadeguata dei contenuti. L'azione legale punta a ottenere risarcimenti per le vittime della diffusione non consensuale.
Il Parlamento si sta mobilitando per creare nuove normative web in risposta allo scandalo, secondo La Repubblica. L'obiettivo è rafforzare la protezione delle donne dalle violazioni digitali e aumentare la responsabilità delle piattaforme.
Fonti utilizzate: "AGI", "TG24 Sky", "La Repubblica", "La Nazione"
Nota: Questo articolo è stato modificato con l'aiuto dell'Intelligenza Artificiale.