Il Giornale ha pubblicato in esclusiva una «lista di proscrizione» che prende di mira giuristi favorevoli al «Sì» nel referendum sulla separazione delle carriere. Magistrati del comitato per il «No» hanno redatto la lista, che contiene foto segnaletiche di costituzionalisti – tra cui tre ex giudici della Corte Costituzionale – e ha scatenato forti indignazioni e un acceso dibattito. Magistrati hanno diffuso il documento nelle chat WhatsApp interne, trasformando un legittimo confronto in una «gogna mediatica» che rischia il principio del pluralismo.
Nella lista figurano i giuristi Augusto Barbera, Giulio Prosperetti e Nicolò Zanon, tutti ex membri della Consulta che sostengono pubblicamente il voto favorevole al referendum di marzo. La pubblicazione ha generato reazioni immediate dal centrodestra.
Le accuse di Fratelli d'Italia e Lega
Galeazzo Bignami, capogruppo di Fratelli d'Italia alla Camera, ha attaccato duramente: «Non bastavano le numerose sentenze con cui alcuni magistrati hanno cercato di frenare l'attuazione dei provvedimenti del governo Meloni in tema di migranti e sicurezza, adesso anche liste di proscrizione dei giudici, tra cui insigni giuristi, che sostengono il Sì al referendum. A farle con tanto di foto il Comitato per il No e, come attesta Il Giornale, diffuse nelle loro chat WhatsApp.»
Il parlamentare ha definito il caso «la riprova che ormai la riforma della giustizia, che la liberi dalle correnti e dalla faziosità delle ideologie, non è più rinviabile [...]».
Salvatore Sallemi, vicepresidente del gruppo FdI al Senato e componente della commissione Giustizia, ha denunciato «Una vera e propria gogna, una caccia alle streghe [...]», esprimendo solidarietà ai giuristi colpiti «dal furore ideologico di quella parte della magistratura che difende lo status quo per continuare ad usare la giustizia per fini politici».
Dalla Lega, l'europarlamentare Susanna Ceccardi ha parlato di «[...] battaglia di potere condotta da correnti che vogliono intimidire e delegittimare [...]». «Il referendum di marzo serve proprio a questo: restituire credibilità alla giustizia, separare le carriere e mettere fine a un sistema chiuso e autoreferenziale [...]», ha affermato.
La risposta del comitato «Sì Riforma»
I soci fondatori del comitato «Sì Riforma», riuniti a Roma per un incontro organizzativo, hanno reagito con una nota: «Ai veleni e alle liste di proscrizione rispondiamo con il sorriso. Quando non si hanno argomenti qualcuno poi passa all'attacco personale. Quelle foto segnaletiche un po' ci preoccupano. Noi vogliamo una campagna col sorriso, in nome di una battaglia civica, oltre le fazioni politiche, per il bene dei cittadini.»
L'episodio si inserisce nel clima teso che precede il referendum sulla separazione delle carriere. Secondo quanto emerso dall'inchiesta del Giornale, nella chat dei costituzionalisti del «No» circolava anche la tesi che la stessa Corte Costituzionale fosse diventata «vittima delle correnti» a causa della posizione favorevole al «Sì» espressa dai tre ex giudici.
Nota: L'Intelligenza Artificiale (IA) ha creato questo articolo.









