Gli USA catturano Maduro: 40 morti nel raid, ora è in carcere a New York

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Il presidente Trump annuncia la cattura di Maduro durante una conferenza stampa a Mar-a-Lago (Immagine simbolica) (Photo by Joe Raedle/Getty Images) Getty Images

Gli Stati Uniti hanno catturato il presidente venezuelano Nicolas Maduro nella notte del 3 gennaio, trasportandolo a New York per un processo su accuse di narcoterrorismo. L'operazione militare segna una svolta radicale nelle relazioni tra Washington e l'America Latina, sollevando questioni cruciali sul diritto internazionale e sull'applicazione extraterritoriale della giustizia americana.

L'esercito venezuelano ha riconosciuto la vicepresidente Delcy Rodriguez come leader ad interim legittima. Gli Stati Uniti, però, rifiutano questa designazione. Il presidente Donald Trump ha minacciato Rodriguez in un'intervista a The Atlantic: «Delcy Rodriguez faccia le cose giuste o pagherà un prezzo più alto di Maduro.» Il segretario di Stato Marco Rubio ha ribadito: «Non è la presidente legittima.»

Le forze americane hanno prelevato Maduro da una struttura militare, non dal palazzo presidenziale di Miraflores. Secondo il New York Times, che cita fonti venezuelane autorevoli, almeno 40 persone, tra civili e militari, sono morte durante l'attacco americano. Il ministro della Difesa Vladimir Padrino ha inoltre riferito che gran parte del team di sicurezza di Maduro è stato ucciso durante il blitz. Maduro e sua moglie Cilia Flores ora si trovano in un penitenziario a Brooklyn, dove affronteranno quattro capi d'accusa, tra cui cospirazione per narcoterrorismo e possesso di armi automatiche.

Complicità interne e questioni di sicurezza

L'ex ambasciatore italiano Giorgio Malfatti di Monte Tretto, esperto di America Latina, ha analizzato l'operazione in un'intervista ad Adnkronos. «È stata [...] un'azione spettacolare. Ma non improvvisata. [...]» ha spiegato. «Un'operazione del genere presuppone una lunga preparazione e, soprattutto, delle complicità interne. Maduro non dormiva più a Miraflores, ma in una struttura militare. Se è stato prelevato lì, è difficile pensare che una parte dell'apparato bolivariano non abbia collaborato o quantomeno chiuso un occhio.»

Malfatti ha sottolineato che l'operazione ricorda il caso di Manuel Noriega a Panama. «[...] Anche allora gli Stati Uniti agirono fuori dai propri confini, giustificando l'operazione con un processo penale e ragioni di sicurezza nazionale», ha affermato. «Sono operazioni che rientrano in una tradizione ben precisa della politica estera americana nella regione. Bisogna tornare alla dottrina Monroe, che dall'Ottocento sancisce la supremazia degli Stati Uniti nel continente americano.»

Le accuse e il "Cartel de los Soles"

Le accuse contro Maduro riguardano il presunto coinvolgimento nel "Cartel de los Soles". Malfatti ha chiarito la natura di questa organizzazione: «Non è un cartello nel senso classico, come quelli messicani o colombiani. Non controlla la produzione di droga. È piuttosto una rete di collusione e protezione, che facilita il passaggio della droga e garantisce coperture politiche e militari. [...]»

L'esperto ha aggiunto che le accuse sono difficili da provare. «[...] Il Venezuela è sempre stato un vaso di Pandora dal punto di vista della criminalità organizzata. Riciclaggio e corruzione lasciano pochissime tracce. È un terreno in cui le accuse sono spesso plausibili, ma il riscontro giudiziario è complesso.»

Implicazioni per Cuba e Colombia

L'operazione invia un messaggio forte ad altri paesi latinoamericani. «È un messaggio fortissimo. In particolare alla Colombia di Petro, che potrebbe diventare un prossimo obiettivo politico [...]» ha detto Malfatti ad Adnkronos. «Ma il Paese che rischia di più è Cuba: senza il petrolio venezuelano, l'isola non può neanche accendere le lampadine. Un eventuale regime change a Caracas avrebbe effetti devastanti per l'Avana.»

Russia e Cina subirebbero un impatto minore. «Molto meno. La Russia non compra petrolio venezuelano, lo usa soprattutto come punto logistico e simbolico. La Cina può diversificare. Cuba no. Per questo il Venezuela è vitale soprattutto per il regime cubano», ha spiegato l'ex ambasciatore.

La questione petrolifera

Malfatti ha identificato il petrolio come motivazione principale dell'operazione. «Come ci disse l'ambasciatore del Brasile durante l'incontro al Circolo degli Esteri organizzato dalla Sioi, Trump è interessato prima di tutto al petrolio. Il Venezuela ha enormi riserve di greggio pesante, fondamentali per le raffinerie del Texas. Controllare quel petrolio sarebbe un colpo strategico enorme.»

L'esperto ha anche evidenziato il ruolo della Guyana, che è diventata un nuovo epicentro energetico grazie a scoperte offshore recenti. «[...] La Exxon è la società che al momento estrae il petrolio della Guyana, che si prevede nel 2028 superare la produzione del Venezuela stesso [...]» ha osservato. Questo sviluppo ha riacceso la disputa storica sull'Essequibo, un'area ricca di risorse rivendicata dal Venezuela.

Reazioni internazionali e futuro politico

La Corte Suprema venezuelana ha ordinato a Rodriguez di assumere tutti i poteri presidenziali a causa dell'"assenza temporanea forzata" di Maduro. Tuttavia, non ha dichiarato Maduro permanentemente assente, il che avrebbe innescato elezioni entro 30 giorni.

Le reazioni internazionali sono state immediate e contrastanti. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha condannato il raid americano come "un chiaro esempio di terrorismo di Stato". La Cina ha chiesto agli Stati Uniti di rilasciare immediatamente Maduro e sua moglie. Il Papa ha espresso "animo colmo di preoccupazione" e ha chiesto di garantire la sovranità nazionale del Venezuela.

In Italia, Matteo Salvini ha invocato la diplomazia, citando le parole del Papa. Il governo Meloni, invece, ha considerato l'intervento legittimo contro entità statali che "alimentano e favoriscono il narcotraffico".

Malfatti ha concluso con un'osservazione sul futuro politico venezuelano: «Formalmente il potere è passato alla vicepresidente Delcy Rodríguez [...] ma il vero nodo è capire se e come si andrà a elezioni. [...] Trump ha scaricato la premio Nobel per la pace Corina Machado, Trump non ha menzionato il teorico vincitore delle elezioni Edmundo González Urrutia nella conferenza di Mar-a-Lago. Oltre agli interessi strategici degli Usa, non si è parlato molto di processi democratici.»

Nota: Questo articolo è stato creato con l'Intelligenza Artificiale (IA).

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