Il ministro dell'Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha proposto l'introduzione di metal detector nelle scuole - ma solo dove espressamente richiesto. Come riporta Il Fatto Quotidiano, i presidi hanno risposto all'unanimità con un rifiuto: bollano l'idea come «sbagliata», «irrealizzabile» e «fallimentare».
La proposta arriva mentre il governo prepara una stretta sui coltelli, in risposta al moltiplicarsi di episodi di violenza legati alla presenza di armi nelle scuole. Il ministro ha precisato: «Non metal detector generalizzati ovunque ma solo dove venga fatta espressa richiesta».
L'impraticabilità quotidiana
I dirigenti scolastici sottolineano l'impossibilità pratica della misura. Ludovico Arte, che guida l'istituto professionale «Marco Polo» di Firenze nel quartiere Isolotto, spiega il caos che ne deriverebbe: «Intanto va chiarito che non è praticabile. Sarebbe un delirio perché ogni mattina al suono della campanella ci sarebbero ragazzi che devono tirar fuori dalle tasche le chiavi, gli accendini, gli occhiali».
Angelo Cavallaro dell'Istituto comprensivo «Catalfamo» a Messina evidenzia un problema ancora più fondamentale: «Se un accoltellamento, un'aggressione non avviene nelle aule grazie ai controlli può succedere nel cortile, davanti all'ingresso. Il metal detector assolve il preside ma non la società».
Educazione contro repressione
I presidi puntano su un approccio educativo piuttosto che repressivo. Giusto Catania, che dirige l'istituto comprensivo «Giuliana Saladino» in un'area periferica di Palermo ad alto tasso di criminalità, racconta la sua esperienza: «Di fronte ai vandalismi abbiamo messo le grate alle finestre ma non hanno funzionato. La logica non può essere quella repressiva. Se un giovane pugnala un compagno per ragioni di gelosia bisogna lavorare sull'educazione affettiva. La scuola deve fare quel che sa fare: educazione».
Catania sottolinea i risultati ottenuti nel suo istituto: «Nella mia scuola agiamo in un contesto difficile, in un'area periferica di Palermo con un alto tasso di criminalità: è capitato che si registrassero atti di violenza ma li abbiamo arginati, compresi, limitati, risolti con l'agire educativo».
Arte del «Marco Polo» evidenzia problematiche più profonde da affrontare: «Da parte di una percentuale ancora rilevante di maschi permane un atteggiamento morboso, possessivo che talvolta trova anche un certo compiacimento nelle ragazze. Dobbiamo ragionare su questo».
Una società fallita?
Maria Rosaria Autiero, dirigente del liceo «Amaldi» a Tor Bella Monaca a Roma, esprime una visione ancora più drastica: «Se arriviamo a mettere i metal detector a scuola, la società è fallita. Dobbiamo farci qualche domanda: Quali sono i modelli educativi degli adulti? Penso alle serie televisive dove la violenza è spesso l'unica soluzione delle relazioni».
Anche l'Unione degli Studenti ha bocciato la proposta. Federica Corcione, membro dell'esecutivo nazionale, denuncia: «Di fronte al moltiplicarsi di episodi di violenza legati alla presenza di armi nelle scuole, il ministro propone l'introduzione di metal detector negli istituti considerati «più problematici», rilanciando una visione securitaria e repressiva della scuola pubblica. La violenza non si combatte trasformando le scuole in caserme [...]. La militarizzazione degli spazi educativi è una scelta fallimentare e pericolosa, che scarica sugli studenti le responsabilità di un sistema che non funziona».
Nota: Questo articolo è stato creato con l'Intelligenza Artificiale (IA).




