Trump rilancia «Italygate»: satelliti italiani avrebbero cambiato i voti nel 2020

upday.com 2 godzin temu
Schermo mostra statistiche sui casi di frode elettorale di Trump durante udienza del Comitato del 6 gennaio (Immagine simbolica) (Photo by Chip Somodevilla/Getty Images) Getty Images

Il presidente Donald Trump ha rilanciato sui social media la teoria del complotto "Italygate", sei anni dopo le elezioni presidenziali del 2020. Ha condiviso un post di The Scif che accusa entità italiane di aver manipolato i risultati elettorali a favore di Joe Biden.

Il post condiviso da Trump afferma: «Funzionari italiani di Leonardo Spa hanno usato satelliti militari per hackerare le macchine per il voto statunitensi, spostando voti da Trump a Biden e utilizzando strumenti sviluppati dalla Cia come Hammer e Scorecard. Questo insieme a numerosi altri metodi di frode e manipolazione».

La teoria sostiene che «l'intera operazione sarebbe stata coordinata dalla Cina, supervisionata dalla Cia e insabbiata dall'Fbi, al fine di piazzare Biden come un burattino», conclude il post di The Scif. Il messaggio definisce questo scenario come «il cartello globale che ha rubato le elezioni e che rappresenta una reale minaccia per la democrazia dell'America e per il mondo intero».

L'origine della teoria

La teoria "Italygate" è emersa dopo la sconfitta di Trump nel 2020 e l'assalto a Capitol Hill del 6 gennaio 2021. È stata sostenuta dai canali complottisti Qanon e si è diffusa attraverso video che hanno raggiunto centinaia di migliaia di visualizzazioni.

La lobbista Maria Strollo Zack ha spiegato in un video: «Il furto delle elezioni è stato orchestrato nell'Ambasciata di Roma, al secondo piano di Via Veneto, da un dipendente, Stefano Serafini, funzionario del Ministero degli Esteri da oltre 20 anni. Stefano Serafini si è coordinato con il generale Claudio Graziano. Il generale Graziano è nel consiglio di amministrazione di Leonardo, l'azienda appaltatrice della difesa, Leonardo SPA. Leonardo ha utilizzato un suo collegamento satellitare militare per caricare il software e trasferirlo per cambiare i voti da Trump a Biden».

Bradley Johnson, ex capo di stazione Cia, ha fornito una versione alternativa: «Le elezioni statunitensi sono state modificate, i risultati sono stati modificati in quei cinque o sei Stati chiave, poi tutte quelle macchine per il voto sono state collegate a Internet, utilizzato per scaricare quelle informazioni su questi famosi server in Germania. Quindi, da lì, i dati venivano caricati e inviati a Roma, ed è qui che è avvenuto tutto questo».

Le smentite ufficiali

Le autorità americane hanno ripetutamente smentito queste affermazioni. La Cybersecurity & Infrastructure Security Agency del Dipartimento della Sicurezza Interna americana e la National Association of State Election Directors hanno dichiarato congiuntamente: «Non ci sono prove che un sistema di voto abbia cancellato o perso voti, modificato voti o sia stato in qualche modo compromesso». Hanno definito le elezioni «le più sicure nella storia americana».

William Barr, allora procuratore generale, ha dichiarato all'Associated Press che il Dipartimento di Giustizia non ha trovato prove di frode elettorale diffusa. Riconteggi manuali hanno confermato i risultati in stati contestati come la Georgia.

Brad Raffensperger, Segretario di Stato della Georgia, ha affermato che il controllo dello stato «ha ribadito che il nuovo sistema di voto sicuro con schede elettorali cartacee dello Stato ha conteggiato e riportato i risultati in modo accurato».

I protagonisti citati

Il generale Claudio Graziano non era membro del consiglio di amministrazione di Leonardo, ma Presidente del Comitato militare dell'Unione Europea. L'esercito americano ha smentito qualsiasi raid in Germania per sequestrare server.

Arturo D'Elia, esperto informatico e consulente di Leonardo Spa arrestato nel dicembre 2020 per un presunto attacco hacker contro Finmeccanica, ha detto a Repubblica: «Un'emerita idiozia ha fatto il giro del mondo...Io ho solo creato un malware che ha provocato un buco, penetrando quei sistemi. Ma poi sono stato io stesso a ripararli».

Leonardo Spa ha presentato quattro cause per diffamazione contro le accuse. Kash Patel, allora sottosegretario alla Difesa di Trump, aveva richiesto l'interrogatorio di D'Elia in base a questa teoria, secondo il libro "Betrayal: The Final Act of the Trump Show" di Jonathan Karl.

Nota: Questo articolo è stato creato con l'Intelligenza Artificiale (IA).

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